Vienna

Schiele
Egon Schiele

Schiele

Nella Vienna di inizio ‘900 si afferma Egon Schiele, sulla scia del maestro e amico Gustav Klimt, come rappresentante assoluto del movimento artistico dell’espressionismo viennese. Seppur inizialmente ispirato da Klimt, le opere di Schiele iniziano ben presto ad assumere tratti più crudi, definiti da linee spigolose e dure in rappresentazioni di corpi deformati e talvolta nudi, attraverso i quali l’artista tenta di dar forma al tormento della psiche umana e dei conflitti interiori che la caratterizzano. Non è infatti un caso se si può collocare lo psicoanalista Sigmund Freud come influenza nell’ambiente sociale e intellettuale del tempo: gli studi sulla psicoanalisi ebbero un impatto più che notevole nell’arte, offrendo una visione più introspettiva della psiche umana e del suo disagio interiore. É in questo contesto che si rivedono analogie freudiane non solo nel rapporto controverso che Schiele ebbe con i genitori, ma anche nella sua arte: i disegni erotici e al contempo macabri sembrano essere la perfetta rappresentazione del convivere delle pulsioni descritte dal sopracitato psicoanalista: l’Eros e Thanatos, rispettivamente l’impulso sessuale e quello aggressivo della distruzione e della morte.

La vita dell’artista sembra circondata da un’aria di misticità: rimasto orfano di padre a soli 15 anni, dimostra già in giovane età una predisposizione per l’arte. Affidato allo zio che ne riconosce il talento, Egon inizia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Vienna, che però impone standard tradizionalisti troppo restrittivi e che non incoraggia il suo temperamento creativo. Decide a questo punto di lasciare la scuola e dedicarsi allo studio indipendente, frequentando piuttosto i caffè viennesi che rappresentavano dei tipici luoghi di incontro. È proprio qui che avrà occasione di entrare in contatto con alcune delle personalità artiste più notevoli del suo tempo, quali lo stesso Gustave Klimt, e generalmente trovare riscontro artistico.

Schiele
La Madre Morta

Parte di una serie di dipinti, la Madre Morta è un’opera risalente al 1910 e attualmente esposta al Leopold Museum di Vienna. A comporre la tavola sono due figure: una donna, dal volto pallido e spigoloso, e un neonato (da alcuni interpretato come un feto) che al contrario presenta colori caldi e accesi in contrasto con i toni scheletrici della madre. Ad aggiungere quel tono macabro è poi lo sfondo scuro, quasi a ricordare un mantello che ricopre entrambe le figure e che allude al grembo materno; è proprio l’utero della madre a fungere quasi da piccola finestra per mostrare il bambino nella sua luminosa essenza di vita, espressa attraverso il volto sereno e la luce che sembra emanare da esso stesso. Eppure, fuori dalla piccola bolla che lo avvolge, la madre sembra essere l’incarnazione della sofferenza e della morte nella sua espressione stanca e le sembianze scheletriche.

Una delle interpretazioni che più spiccano dell’opera è la connessione biografica alla vita dell’autore: Schiele ebbe infatti un rapporto difficoltoso con la madre. Essa, segnata dal lutto del marito e altri due figli, non fu in grado di approcciarsi con affettività e mantenne un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti di Schiele.

La madre morta
La Morte e la Fanciulla

Sulle orme dello stile rinascimentale, il quadro dovrebbe rappresentare l’artista stesso e Wally Neuzil, modella che conobbe tramite l’amico Klimt e successivamente sua amante. Il tema del quadro sembrerebbe essere proprio il termine di un amore, il presagio di una fine controversial mente voluta e non. Lo si vede nelle contraddizioni iconografiche dell’abbraccio tra i due, che sembrano trattenersi l’uno all’altro e al contempo tendere alla separazione: ne è un esempio la mano sinistra della figura maschile, che stringe ancora a sé la testa della donna mentre quella destra appare già distante. L’occhio, a tal punto, esprime il terrore della separazione e la consapevolezza e rassegnazione davanti all'inevitabile distacco. Eppure l’amore combattuto non potrebbe essere l’unica interpretazione.

L’imminente Grande Guerra era sull’orlo del travolgere direttamente la vita dell’artista, che per molto tempo aveva tentato di rimandare l’inevitabile. Forse l’ambientazione, che ricorda una fossa o una buca nel terreno, rispecchierebbe la simbologia comunemente funebre accomunata alla guerra.

La fanciulla e la morte
Nudo Femminile

L’arte di Schiele è un inno alla sensualità e all’indipendenza femminile. Da molti vista come provocatoria e da altri invece come estremamente libera nei confronti del corpo e della sessualità.

Schiele con il suo tocco leggero, veloce, ma anche molto colorato esprime a pieno la potenza della donna anche attraverso il proprio sguardo diretto all’osservatore. Il pittore però rappresenta il mondo femminile come non solo un oggetto di desiderio e passione maschile, ma sono attive, le vere protagoniste della scena.

Sembrano addirittura fluttuanti e immerse nella realtà dell’artista, scarna di qualsiasi caratteristica temporale e di spazio. Tale opera venne realizzata nel 1910 e si trova a Vienna nel The Albertina Museum, dov’è tutt’oggi conservato.

Nudo femminile
L'Abbraccio

Raffigurerà spesso, inoltre, esaltando la dimensione passionale e sessuale, moltissimi amanti e innamorati nel momento culmine della stessa esperienza ed esplicazione del sentimento amoroso. Ciononostante, rappresenta, come in questa quadro, la purezza e la semplicità di un intimo abbraccio tra due amanti, un momento quasi sovrannaturale e mistico colmo di tensione, di malinconia, di sensualità ma anche di rassegnazione all’amore.

L’osservatore della scena sembra quasi un intruso all’interno dell’opera, un estraneo che si intromette in un momento così intimo ma anche malinconico. Difatti, sembra quasi un abbraccio di addio, di passione e di nostalgia.

Il quadro emana quasi la paura dei due amanti che quel momento possa finire da un momento all’altro, le stesse mani e le braccia si stringono saldamente e sono dolcemente appoggiate nel corpo dell’amato. La stessa figura dell’uomo potrebbe addirittura essere l’artista stesso, simile alla propria rappresentazione nei vari autoritratti.

Questo quadro, L’Abbraccio, realizzato dall’artista nel 1917, è conservato nel Museo Belvedere di Vienna.

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Donna seduta di schiena

Sempre rappresentando il sesso femminile produrrà anche molti quadri disinvolti e non molto espliciti come i precedenti, svolgendo un accorto e attento uso della sola matita e pochissimi colori. In tal caso propone quasi una femminilità e una sensualità pura, quasi quotidiana, non esclusivamente erotica. In questa scena notiamo una donna vestita appoggiata in posizione supina a terra intenta a fissare un punto presumibilmente nella stanza. A dimostrare ciò abbiamo il quadro Donna seduta di schiena del 1914 attualmente al Leopold Museum di Vienna, dove l’artista crebbe e visse.

Ritratto di Wally Neuzil

Tale opera è un olio su tavola le cui misure sono 32x39,8 cm. È situata al Leopold Museum a Vienna e l’artista, come si può notare dalla tecnica e dai colori utilizzati, è Egon Schiele; si tratta del “Ritratto di Wally Neuzil”. L’artista lo crea nel 1912, nel periodo in cui viveva insieme alla donna: essi, infatti, avevano una storia d’amore.

Per quanto riguarda la descrizione del dipinto si può notare come Wally Neuzil sia stata rappresentata in primo piano, si nota inoltre il mezzo busto e lo sfondo quasi completamente bianco, tranne per il fatto che sul lato destro: sembrerebbero quasi foglie di vite, quasi come in rappresentanza della pubblica unione, della crescita, della fertilità e del rinnovamento.

Lo sguardo della protagonista sembra indicare un velo di insicurezza, magari proprio dell’atto stesso di posare, è come se vi fosse un velo di imbarazzo ma al tempo stesso di provocazione. Essa sta infatti osservando lo spettatore e i suoi occhi azzurri catturano immediatamente l’attenzione dell’osservatore. Si può notare come il viso della protagonista sia spigoloso con un naso piuttosto definito; infatti, è lungo e dominante sul viso. La ragazza indossa un rossetto tendente al rosso e ciò fa in modo che le labbra risaltino, facendo notare anche gli altri tocchi di trucco; i capelli sono lunghi e ricci e cadono sul bordo superiore della tela. Wally indossa un vestito nero con un colletto bianco decorativo probabilmente per focalizzare l’attenzione sul viso della ragazza che viene rappresentata inclinata in primo piano verso di noi probabilmente con lo scopo di avvicinarla all’osservatore.Wally Neuzil fu la seconda sua modella e per essa realizzò anche molteplici dipinti di tipo erotico, inoltre vissero insieme per ben quattro anni.

Ritratto di Wally
Mulino Vecchio

"Il Mulino" è stato creato nel 1916 e attualmente si trova presso il Niederösterreichisces Landesmuseum di Vienna; il nome originale dell’opera sarebbe “Alte Mühle” e misura 140 cm di larghezza e 110 cm di altezza.

Proprio quando nel 1914 la sua fama artistica si va affermando, scoppia la Prima guerra mondiale: sarà la fine di un’epoca, con il crollo definitivo dell’impero asburgico; Schiele raffigurerà questo imminente crollo ne “Il Mulino", in cui una fragile struttura di legno, appunto un mulino, viene travolta dalla crescente forza dell’acqua che distrugge e spazza via la fragile opera dell’uomo. L’artista in questo caso, attraverso l’espressionismo, decide di rappresentare un mulino, attraverso però una tecnica che si rivela assai travolgente e coinvolgente: rappresenta tale avvenimento con dei colori che si contrappongono tra di loro come se si stesse osservando un mosaico. Il mulino cade quindi a pezzo caduto dall’acqua, così come la Prima guerra mondiale ha distrutto qualsiasi cosa, e ciò viene filtrato da una luce estiva: simbolo della decadenza della società austriaca di inizio Novecento e della fine dell'Impero Austro-Ungarico, che sarebbe stato smembrato due anni dopo, a seguito della fine della Prima Guerra Mondiale.

Mulino vecchio
Madre con due figli

Tale opera è datata 1917 e si tratta di un olio su tela che misura 150x160 centimetri.

Schiele spesso si occupa di rappresentare la famiglia e in questo caso si occupa di rappresentare una madre con i due figli la quale rappresenta una metamorfosi di Schiele nei confronti della maternità (egli considerava la propria madre come un mezzo per giungere ad un fine a cui si aspira). Solitamente Schiele all’interno delle proprie raffigurazioni si avvale di duetti per rappresentare appunto delle allegorie ma in questo caso “rompe” la propria tradizione e rappresenta tre soggetti. I due bambini sono i personaggi che trasmettono il messaggio dell’artista: il bambino sulla sinistra infatti è rappresentato addormentato, quindi passivo, mentre il bambino sulla destra è rappresentato attivo, quindi “veggente”. Tale contraddizione tra i due bambini rappresenta due vie antitetiche e complementari alla vita. Vediamo poi la madre, come figura centrale, che sembra essere un tutt’uno con lo sfondo per via della sua sfumatura in esso: ciò potrebbe rappresentare quindi il fatto che essa sia stanca, esausta, sopravvive soltanto infatti solamente per nutrire in modo passivo i due bambini, ovvero le due vite che essa stessa ha generato.

Madre con due figlie
Gli Eremiti

Questo dipinto a olio su tela di 181x181 cm prende il nome di “Gli eremiti”, ed è stato realizzato dal pittore austriaco Egon Schiele. Il dipinto è stato realizzato tra il 1911 ed il 1912 ed ora si trova esposto al Leopold Museum di Vienna. L’opera però venne esposta per la prima volta in Germania nel 1912, ma mentre l’autore era ancora in vita l’opera non vide mai nessun acquirente.

Nel dipinto sono raffigurate due figure a grandezza naturale unite tra loro per formare un’unica doppia figura. Questo effetto è dovuto al colore scuro delle vesti, che rende difficile distinguere le linee di contorno dei due corpi. Lo sfondo piuttosto è spoglio, dice Schiele in una lettera a Carl Reininghaus, rappresenta “un mondo afflitto nel quale i due corpi sono cresciuti in solitudine”.

L’indeterminatezza delle figure è pensata per dare l’impressione che queste siano ripiegate su loro stesse. Sembrano persone stanche di vivere ma come dice l’autore capaci di sentimenti. Il corpo umano rappresenta la materializzazione di forze psicologiche, per questo non è definito. La linea è quella tipica della pittura di Schiele, tormentata ed espressiva, non è un caso l’utilizzo anche di colori sbiaditi dalle tonalità piuttosto terrose e lugubri.

La figura di sinistra presenta i lineamenti dello stesso Egon Schiele, identificabile per la sua particolare corporatura, riconoscibile nei suoi autoritratti. Rappresenta colui che si china di fronte a un mondo così cupo, anche i fiori dai colori spenti posti sul capo danno l’idea di freddezza e di durezza. La seconda figura posta sulla destra è invece probabilmente l’amico, mentore e pittore Gustav Klimt, anche se diverse altre interpretazioni ipotizzano che la figura alla sua destra possa essere o il padre (la cui morte è stata una delle vicende che lo spinse a dipingere questo quadro) o addirittura anche Francesco d’Assisi.

Eremiti
Nudo femminile seduto di schiena con drappo rosso

L’opera “Nudo femminile seduto di schiena con drappo rosso” è databile circa al 1914. Il quadro si trova ora a Vienna a Graphische Sammlung Albertina. Il pittore Egon Schiele delinea la figura attraverso il disegno a matita piuttosto marcato, impreziosito dal colore conferito dall’acquerello. Il pittore utilizza la tecnica del guazzo, un sistema attraverso il quale vengono mescolati i pigmenti con colla (o gomma arabica) e pigmento bianco, si tratta di una tecnica tipica dell’espressionismo. La tela è di piccole dimensioni e si estende per 48,2x31,8 cm.

L’opera rappresenta una figura femminile vista da dietro, mettendo in risalto la schiena scoperta e la spina dorsale apparentemente deformata. Dalla posa della figura traspare un sentimento di angoscia e tormento (tipico delle opere dell’artista), sta compiendo gesti innaturali e inusuali.

Il nome dell’opera fa riferimento anche al drappo rosso dai bordi rovinati, che ricopre in parte la donna, dalla vita in giù, probabilmente si tratta di una gonna che le copre i fianchi. Lo sfondo, come accade spesso nelle opere di Schiele, è vuoto e neutro e dà l’impressione che la figura sia completamente isolata.

I colori utilizzati dal pittore sottolineano una sorta di conflitto interiore, presente anche nello stesso artista, tra spiritualità dell’amore e la crudezza della sessualità. Possiamo notare i tocchi di acquerello verde-azzurro sulla schiena, mani e volto. I colori rosa e marroncino della pelle, e il rosso della gonna spiccano in quanto si pongono come contrasto allo sfondo chiaro piuttosto spoglio; sempre per rimandare al tormento.

La decisa linea di contorno comunica il forte disagio, la sofferenza, come i tagli, le ferite che rappresentano in modo crudo il dolore del personaggio. Schiele con quest’opera ha l’intento di levare la maschera che l’essere umano indossa, mettendo in risalto invece la sua vera essenza. L’eros rappresentato non è una forza creativa ma è un’entità legata alle pulsioni dolorose e alla morte. L’autore porta in vita, con questo quadro, tematiche scabrose in modo crudo. Il volto della donna, visibile in parte, è intenso e comunica sentimenti come la paura, l’abbandono e la sensazione di disagio interiore.

NUDO FEMMINILE SEDUTO DI SCHIENA CON DRAPPO ROSSO
Setting sun - Sole al tramonto

Setting Sun è un dipinto di Egon Schiele ad olio su tela del 1913. Collocato al Leopold Museum di Vienna, l’opera presenta le dimensioni di circa 905x900cm. Prima che Rudolf Leopold acquistasse il dipinto, questo si trovava appeso sopra la scrivania del mecenate e collezionista di lunga data di Schiele, Arthur Roessler.

Ciò che rappresenta l’artista è frutto di impressioni raccolte durante l’esperienza di un viaggio vicino ad una costa situata nei pressi di Trieste. In primo piano, dal terreno arido e collinare, spuntano due giovani alberi di castagno che puntano verso il cielo. Le cime degli alberi si intersecano con il mare e le due isole che si intravedono all’orizzonte e che si trovano al largo dalla costa.

La raffigurazione rappresenta un preciso momento della giornata, ovvero l’istante in cui tramonta il sole (parzialmente visibile), il momento in cui la terra diventa fredda e durante il quale la luce che si sta affievolendo sempre di più e copre d’ombra le ormai fasce scure di erba e i piccoli fiori in primo piano. Il freddo della sera ha indurito ogni foglia e ogni ramoscello, e ciascun ramo si rivolge all’altro come se necessitassero di protezione, da riparo. Le due isole presenti sullo sfondo sono dipinte da Schiele in modo che queste brillino come cristalli, combinandole con il cielo e il mare formando così un unico nucleo colorato da un pigmento color carminio.

Solitamente quando si rappresenta il sole durante il tramonto però i soggetti sullo sfondo sono dipinti con colori scuri o addirittura neri, in mezzo al bagliore del sole, naturalmente sarebbe quindi impossibile che i lati anteriori delle isole siano illuminati come li vuole rappresentare il pittore.

Questo dipinto rappresenta perfettamente le intenzioni artistiche dell’autore, quelle di non mostrare semplicemente ciò che vede, la realtà, ma esprimere ciò che sentiva mentre guardava questi paesaggi come nelle sue rappresentazioni di immagini esistenziali degli esseri umani. La natura da lui rappresentata presenta un’emotività e permette di cogliere le cose importanti che per l’artista si possono solo sentire e non semplicemente guardare. Schiele rappresenta l’addio alla luce, al calore e alla vita.

Setting Sun
La madre e la figlia

La Madre e la Figlia è un’opera del 1913, realizzata con la tecnica a matita e ad acquerello su carta, di dimensioni pari a 47x32 cm e ad oggi conservata al Leopold Museum di Vienna. I soggetti rappresentati sono, appunto, madre e figlia, racchiuse in un abbraccio intimo.

Un’immagine commovente, che contiene, però, una composizione statica perfettamente unificata. L’asse diagonale del corpo della ragazza viene bilanciato dalla sua coda di cavallo dritta, la quale pende verso il basso. Il vestito della madre forma una piramide, che si interrompe con l’inclinazione all’indietro della testa della figlia. Si notano, dunque, nelle forme delle figure, dettagli che dimostrano il grande interesse che Schiele nutriva per la geometria. Per attenuare la composizione particolarmente rigida, l’artista ricorre all’uso della sensibilità nella colorazione. Al rosso scarlatto delle vesti materne si contrappone il colorito pallido del corpo della ragazza, mentre i capelli della madre come quelli della figlia sono dello stesso biondo, a dimostrazione del legame di parentela esistente tra le due. Schiele, con quest’opera, intende mostrare, oltre alla potenza del legame madre-figlia, un'immagine toccante dell'imbarazzo e dell’immaturità del corpo di una giovane ragazza molto alta.

Quattro alberi

Quattro alberi è opera del 1917, realizzata con la tecnica ad olio su tela, di dimensioni pari a 110x141 cm e conservata al museo del Belvedere di Vienna. Vengono raffigurati proprio quattro alberi, i quali assumono grande profondità, attraverso il contrasto con le montagne ed il sole particolarmente illuminati, presenti sullo sfondo. In generale, dal paesaggio rappresentato emerge un senso di staticità. Lo sguardo e dunque l’attenzione dell’osservatore oltrepassano il primo piano, caratterizzato dagli alberi, cadendo sul sole splendente, presente in secondo piano.

In quest’opera, le emozioni dell’artista vengono convertite in una moltitudine di colori, i quali generano il contrasto tra luminosità ed oscurità e sono fattore di successo per il dipinto stesso, che sarà uno dei più riprodotti della breve ma produttiva carriera di Schiele. È bene dire, infatti, che tale opera viene considerata il dipinto paesaggistico più famoso dell’autore. Secondo alcune interpretazioni, i due alberi a lato sembrerebbero essere più sani rispetto a quelli centrali, dimostrando, quindi, la possibile validità di una personale convinzione dell’artista: sono maggiormente felici coloro che scelgono un percorso di vita originale, rispetto a coloro che, invece, scelgono di vivere in modo conservativo. In un certo senso, dunque, quest’opera potrebbe esser considerata un autoritratto, o semplicemente una riflessione personale di Schiele su come vedeva se stesso in relazione agli altri.

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Donna in lutto

Donna in lutto è opera del 1912 realizzata con la tecnica ad olio su legno, di dimensioni pari a 42.5x 34 cm ed attualmente conservata al Leopold Museum di Vienna. Viene rappresentata una donna, la quale cattura l’attenzione dell’osservatore con il proprio volto, che è immagine di pura tristezza.

L’emotività del soggetto è chiaramente visibile dai suoi occhi scuri pieni di lacrime, dalle guance scavate e dalla pelle particolarmente pallida. Il colorito del viso sembra ancora più estremo se considerato in contrasto con il rosso della bocca e il nero degli occhi e dell’abbigliamento, che è caratterizzato principalmente da un copricapo, con bordo superiore asimmetrico e strano appiattimento a sinistra. La rosa realizzata in alto a sinistra, sullo sfondo giallo ocra, dimostra che non c'è più niente di bello al mondo, nemmeno essa, in quanto è appassita, spenta, sul punto di morte.

Dietro alla figura femminile sofferente è possibile notare una parte del viso di un uomo, con il quale, sicuramente, ha un rapporto affettivo. L’artista, probabilmente, voleva dimostrare che egli occupa i pensieri della donna ed è, per questo, causa del suo dolore.

Senza dubbio i modelli che Schiele ha utilizzato per la realizzazione dei due soggetti sono: per l’uomo, la sua stessa figura e per la donna, Wally Neuzil, moglie dell’artista, con la quale ebbe una relazione durata circa quattro anni. L’opera, dunque, rappresenta il complesso rapporto tra i due ed è dimostrazione della consapevolezza che Schiele aveva nei confronti del dolore recato e, quindi, provato dalla moglie. Sicuramente è una delle opere più espressive di Schiele e per questo ricopre un importante ed unico ruolo nella sua produzione artistica.

Donna in lutto (1)
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