Museo Belvedere
Belvedere
Il castello del Belvedere sorge nel quartiere di Landstraße a sud del centro storico di Vienna, in Austria. Celebre castello imperiale fatto costruire verso il 1570 dall'imperatore Massimiliano II. Fu distrutto dagli ungheresi, ricostruito nel 1618 dall'imperatore Mattia e poi nuovamente distrutto dai turchi. L'ideazione dell'attuale edificio si deve all'architetto austriaco Fischer von Erlach che lo costruì tra il 1696 e il 1711. Il palazzo è formato da due aree contrapposte: il Belvedere superiore (Oberes Belvedere) e il Belvedere inferiore (Unteres Belvedere)
Esterno del Belvedere
Esternamente il palazzo si presenta articolato in tre blocchi orizzontali a due ordini, scanditi da lesene trasversali, di cui i due laterali si presentano aggettanti rispetto a quello centrale più sviluppato in larghezza rispetto ai due precedenti. L'ingresso principale della facciata è scandito da uno scalone a due rampe laterali e da un attico superiore che fuoriesce dal cornicione complessivo.
Interno del Belvedere
Al primo piano del nucleo di destra sono sistemati gli appartamenti privati di Francesco Giuseppe e dell'imperatrice Elisabetta. Nell'ala di sinistra sono gli appartamenti dell'arciduchessa Sofia. Il braccio centrale, che costituisce il collegamento trasversale dei due blocchi, è occupato dalla Grande e dalla Piccola Galleria. Le sale del primo braccio sono particolarmente apprezzate sia per l'arredamento, sia per la decorazione pittorica. Il Salone Rosa e il Salone degli Specchi sono stati ornati dal pittore italiano Giuseppe Rosa, che gli diede appunto il nome, tra il 1760 e il 1769, con scene di personaggi italiani e svizzeri. Nella seconda ala il Salone delle Cerimonie e il Salone Blu sono invece ornati con preziose carte da parati cinesi. Successivamente la Grande Galleria Centrale, lunga 43 metri, porta sul soffitto un gran affresco allegorico di Gregorio Guglielmi, raffigurante la potenza bellica Maria Teresa, le province austriache che le rendono omaggio e infine i Benefattori della Pace..
Belvedere Inferiore
Il Belvedere inferiore era la residenza del principe Eugenio di Savoia. La sua costruzione iniziò nel 1712 e la posizione risultò immediatamente vincente per la fantastica vista su Vienna. Le sale più conosciute sono la Sala degli Ori, la Galleria dei Marmi e la Sala delle Grottesche. Nel luogo dove all’epoca soggiornavano i cavalli (Prunkstall) oggi è possibili ammirare l’arte medievale.
Interno del Palazzo Belvedere
Belvedere Superiore
La costruzione del Belvedere Superiore iniziò nel 1717 dopo la fine della costruzione del Belvedere Inferiore. Nel 2018 fu completata e riorganizzata la mostra permanente del Belvedere superiore; ora nei tre piani è possibile ammirare 420 opere totali. La parte iniziale della visita si apre con la storia del Belvedere. Successivamente, nelle sale adiacenti sono presenti le opere d’arte del Medioevo, del Barocco, del Classicismo e dell’epoca dei Bierdermeier. Il bacio di Klimt si trova al primo piano insieme al Modernismo Viennese e all’arte del 1900. Infine, al secondo piano si possono osservare le opere d’arte relative al periodo fra le due guerre e il postbellico. Il Belvedere al suo interno contiene una collezione formata da 24 quadri di Klimt.
Giardini
Il giardino, che si estende nella parte retrostante il castello, fu fatto disegnare e realizzare nel 1750 circa da Maria Teresa; è in stile francese con ha interessanti monumenti come le rovine romane, la Fontana di Nettuno e la Gloriette che domina il complesso dall'alto di una collinetta. Davanti al castello è stato posto il cosiddetto stagno di riflessione, che riflette la facciata del castello. Il Belvedere superiore e il Belvedere inferiore sono collegati da tre ampie terrazze con bacini d’acqua.
Curiosità:
1. A dicembre all’interno del giardino sono presenti i mercatini di Natale
2. Il giardino è visitabile gratuitamente
3. Il castello è raggiungibile facilmente con i mezzi dal momento che la fermata del tram è a pochi metri dall'ingresso principale
4. Il sistema di ticket è molto veloce
5. Il bacio di Klimt è custodito nella parte alta
Giardini del Belvedere
Campo di papaveri di Klimt
Autore: Gustav Klimt
Data di creazione: 1907
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 110x110 cm
Ubicazione: Österreichische Galerie Belvedere
La sua massima vitalità personale e artistica si svolge a Vienna nella Belle Époque e nella fine dell’Impero: una città con oltre due milioni di abitanti. Nelle sue opere prevalgono il simbolo e l’evocazione della realtà, piuttosto che la sua effettiva rappresentazione, con linee eleganti, morbide e sinuose, forme bidimensionali e accostamento dei colori, fondono le acquisizioni artistiche del simbolismo e del decadentismo. Nei suoi paesaggi, Campo di papaveri (1907) o Il Girasole (1907) non c’è traccia della presenza umana: in formato quadrato, alberi e fiori sfondano i lati, suggerendo l’impressione di una materia senza fine. I paesaggi, come sappiamo sono sempre stati composti all’aria aperta, senza schizzi preparatori. Il papavero è un fiore di sonno e amore, il suo colore rosso accesso ci parla sempre della luminosità e della fugacità dell'amore e del suo rapido volo nella vita umana.Nel paesaggio proposto da Klimt domina il papavero, dove non consente alle margherite di campo o ai fiordalisi o alle viole di prevalere, è sopra di loro e persino gli arbusti, che sono raffigurati su entrambi i lati, non sono in grado di spostare la bellezza dei fiori.Klimt disegna consapevolmente solo una radura con i papaveri e praticamente non presta attenzione al cielo e all’orizzonte. Si scopre e si può notare se osservato attentamente un percorso di fiori che inizia proprio dal bordo anteriore della tela e termina da qualche parte nel profondo dell’immagine. Infine, la combinazione di colori che ha selezionato mostra come i colori verde e rosso creano sentimenti di pace e gioia, forse è per questo che questa tela è sempre piacevole da guardare.
Viale del parco Schloss Kammer di Klimt
Autore: Gustav Klimt
Data di creazione: 1912
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 110x110 cm
Ubicazione: Österreichische Galerie Belvedere
I primi paesaggi di Klimt risalgano all'inizio del 1880. La pittura di paesaggio gli ha permesso di sperimentare. I paesaggi di Klimt esprimono le sue più ampie preoccupazioni in merito alla crescita biologica e il ciclo della vita. Le loro superfici decorative abbaglianti e i motivi astratti lo allineano con le tendenze moderniste emergenti.
Gustav Klimt immortala l'affascinante Schloss Kammer sull'Attersee in ciascuno dei suoi cinque dipinti che mostrano diverse vedute del castello. In questo quadro ha deciso di dipingere la facciata d'ingresso di quest’ultimo. Nello specifico è costituito da un viale di tigli ad alto fusto. Il loro folto fogliame è stato raffigurato dal maestro artista nel suo dipinto con immenso dettaglio. Attraverso lo scorcio, i rami superiori degli alberi sono stati innaturalmente intrecciati, formando una campana verde. Questo era insolito per uno dei dipinti paesaggistici di Klimt, che invece erano per lo più densamente composti e piatti. Tuttavia, nel disegno delle cime degli alberi riprodotte con piccole macchie di colore in maniera quasi puntinista, Klimt ritorna al suo tipico stile planare. Le aree in ombra tendono ad essere di un blu freddo, mentre le aree illuminate dal sole risplendono di un giallo-verde freddo. Klimt ha evidentemente adottato l'insolita combinazione di colori chiamata tricromia blu, giallo e verde degli impressionisti francesi
Avenue in Schloss Kammer è senza dubbio uno dei dipinti paesaggistici più impressionanti di Klimt. Il motivo degli alberi del viale che formano una ripida prospettiva di fuga ha un impatto particolare, già solo per la sua composizione, rafforzato dallo stile pittorico speciale di Klimt.
Il bacio di Klimt
Autore: Gustav Klimt
Data di creazione: 1908
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 180x180 cm
Ubicazione: Österreichische Galerie Belvedere
Realizzato nel 1908, il bacio, è sicuramente una delle opere più famose di Klimt e affronta un tema ricorrente nella sua produzione ossia quello dell'amore, quello propriamente romantico. L'opera fu realizzata dopo il suo viaggio a Ravenna, infatti, la bellezza dei mosaici ha dato origine del cosiddetto "periodo aureo" di Klimt. La tela raffigurai un uomo e una donna, abbracciati con grande tenerezza sopra un dosso fiorito e immersi nell’atmosfera irreale data dal fondo oro. La donna, rappresenta inginocchiata, ha il capo poggiato sulla propria spalla e sostenuto dalla mano dell'amato. L'uomo, invece rappresentato in piedi accoglie la donna in un abbraccio protettivo, dato dalla sua testa piegata a baciare la guancia della donna che gli cinge il collo con un braccio. L’indeterminatezza dei corpi degli amanti evidenzia l’amore del loro rapporto; l'oro del fondo contribuisce a esprimere l’attimo in eterno, rendendo in maniera realistica l'amore che li unisce. La composizione dell'opera è molto misurata infatti viene giocata sul disegno dei corpi e i giochi cromatici. La corriera quadro, è movimentato ed è dato da una decorazione di fiori e motivi geometrici che compaiono nello spazio in particolar modo vediamo come determinate figure geometriche caratterizzino le due figure: rettangoli sono stati scelti per la veste dell'uomo, cerchi, ovali, volute per l'abito della donna. La differenza delle due decorazioni esprime simbolicamente la differenza tra i due sessi. I segni sembrano avere una funzione espressiva e preannunciano le tecniche che saranno adottate dall’ Astrattismo. Nell'opera di Klimt il contesto figurativo: la pittura astratta si ferma dove interviene la rappresentazione della figura umana. L'uomo e la donna, sotto le vesti, si dice che non abbiano nè volume né corpo; ma dove la stoffa lasciano intravedere parti del corpo essi sono fedelmente raffigurati. Molti vociferano riguardo l’identità degli amanti, che appaiono abbracciati, nell’opera. Qualcuno afferma che probabilmente poteva trattarsi dell’autoritratto dello stesso pittore accanto ad Emilie Flöge (sua compagna di vita). Altri invece alludono all’ipotesi che la donna ritratta potrebbe essere anche un’altra delle sue muse: Adele Bloch-Bauer. Nell’opera si possono apprezzare un insieme di stili ed influenze: le spirali ci ricordano le arti dell’Età del bronzo; la decorazione sui mantelli si rifà al movimento Arts and Crafts; mentre i due protagonisti ed i loro dolci atteggiamenti sono sicuramente collegati allo stile Art Nouveau.
Still life with Mutton and Hyacinth
Autore: Oskar Kokoschka
Data di creazione: 1910
Tecnica: Olio su tela
Ubicazione: Österreichische Galerie Belvedere
OSKAR KOKOSCHKA (1886-1980)
Artista, poeta e drammaturgo austriaco, Oskar Kokoschka è noto per i suoi ritratti e paesaggi espressionisti. Trascorre un’infanzia povera e disagiata, fatta di continui traslochi e ristrettezza economiche ma fin da subito capisce di nutrire un forte interesse verso il disegno e la letteratura. Traferitosi a Berlino, nel 1914, divenne un membro della Secessione di Berlino, per poi entrare a far parte del gruppo Blaue Reiter. Qui, affascinato da Freud, si lasciò influenzare dalle sue ricerche sui sogni ed il subconscio. La pittura di Kokoschka diviene reale, dura, senza filtri tanto da essere definita “selvaggia”. Quello che interessava all’artista era rappresentare l’angoscia ed i problemi dell’uomo e della società. Per tutta la sua vita, infatti, Kokoschka si è preoccupato di esprimere il carattere umano e la psicologia attraverso effetti di colore, distorsione formale e violente pennellate. Come Max Beckmann, è considerato un leader fondatore dell'espressionismo, ma entrambi gli artisti hanno mantenuto una certa indipendenza dal movimento; Kokoschka ha rifiutato il termine perché non rispecchia i suoi lavori e ha sostenuto che la sua pratica aderisce a temi e valori tradizionali. È più celebrato per i suoi dipinti figurativi oscuri ed emotivamente turbolenti, come La sposa del vento (1914), una meditazione sulla sua relazione con Alma Mahler, dipinto esemplare inoltre perché emergono proprio i drammi della vita dell’artista, i quali vengono trasmessi in maniera molto profonda. In seguito, si trasferì a Praga per fuggire dai nazisti dopo che il suo lavoro fu condannato come "degenerato" e rimosso dalla vista del pubblico. Costretto ad emigrare a Londra, dopo aver espresso il suo dissenso in merito alla situazione politica che si stava sviluppando con l’opera l’“Uovo Rosso”, morì a Montreux il 22 febbraio 1980 a ben 94 anni.
STILL LIFE WITH MUTTON AND HYACINTH
Il quadro presenta lo scenario di una natura morta, in cui sono presenti un antico barattolo d’olio, un pomodoro, una tartaruga, una salamandra, un topo bianco e un giacinto aggiunto, come specifica l’artista, come “accento”. Per comprendere però meglio la composizione ma soprattutto il messaggio che tale dipinto vuole trasmettere, è bene analizzare il vissuto dell’artista, o meglio dire il giorno in cui ha avuto l’ispirazione di creare tale opera. Si tratta infatti di un Venerdì Santo della primavera del 1910 e Kokoschka era ospite della famiglia di Hans Reichel, mecenate per cui l’artista lavorava. Questa famiglia, di origine ebraica, come gesto di accoglienza ed inclusione all’ospite non ebreo aveva proposto l’agnello nel menu per la festa domenicale. L’idea però che un animale morto venisse cucinato e poi successivamente consumato non piaceva per niente all’artista; perciò, egli trascino l’agnello dal tavolo della cucina al ripostiglio adiacente, afferrando altre cose che avrebbero contribuito a comporre l’opera, tutti oggetti di Hans, dando espressione di ciò che voleva comunicare. La tavolozza scura del dipinto, la morbosità che emerge, difficile da ignorare, possono essere correlate quindi al luogo povero di luce in cui il quadro ha preso forma quale il ripostiglio, ma anche al ribrezzo provato alla vista dell’agnello e al futuro che gli spettava. La confusione compositiva, così come l’oscurità, sono elementi metaforici di cui l’artista si è servito per trasmettere qualcosa di più profondo: Vienna, infatti, era sull’orlo del collasso, succube di uno stato stagnante e provinciale. In questo l’autore è riuscito proprio ad andare sotto la pelle dei soggetti raffigurati, per catturare il memento mori che la sua amata città stava vivendo, la confusione, il disordine che precede la catastrofe. Gli animali rappresentati invero sono tutti vivi nel momento in cui li ritrae, ma destinati inevitabilmente alla morte come l’agnello e così come Vienna, il cui futuro non appare per niente florido. Di conseguenza Oskar Kokoschka può sicuramente essere definito come un grande artista e come colui che in maniera allegorica riesce a trasmettere un messaggio rivolto a tutti. Questa opera dimostra inoltre il momento in cui l’arte diventa proprio espressione di ciò che si pensa, delle proprie preoccupazioni, dei propri punti di vista, stati d’animo e della propria concezione della vita.